Frame del 2015

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TEACHING AND ART Arte e Didattica#0: Noi e Biasi

Sfoglia una parte del libro "Noi e Biasi", numero zero della Collana Editoriale "Arte & Didattica" (h_demia.ss/press) - laboratori progetto "Arte e immagine": incisioni pp 32, 33, 34, 35 - Secondo circolo didattico di Sassari, 2008


La Nuova Sardegna

Guardando Biasi con i bambini


Lunedì 23 febbraio scorso ho partecipato, accompagnandola istituzionalmente, alla presentazione presso la Biblioteca Comunale di Sassari di “Noi e Biasi”, volume curato da Paola Pintus (docente di Pedagogia e didattica dell’arte all’Accademia di Belle arti di Sassari), una delle linee della progettazione istituzionale dell’Ateneo artistico sassarese, che ne ha finanziato la stampa. Presenti gli assessori alla Pubblica istruzione della Provincia di Sassari Lalla Paoni e l’assessore alla Cultura del Comune di Sassari Angela Mameli.
Stimolante e ben curato (graficamente da Luca Sanna), espone un lavoro molto speciale proposto dall’Accademia alla scuola primaria, che ha coinvolto il circolo didattico di San Giuseppe di Sassari (in specifico, una quarta elementare). «E’ la sintesi - sottolinea Paola Pintus - di un progetto di divulgazione dell’arte che sviluppiamo dal 2005, sfociato nella produzione di sussidi didattici multimediali incentrati sulla figura di Biasi». Vi hanno concorso sia i livelli di didattica «tradizionale» che quelli di didattica digitale, che costituiscono specificità e target dell’Accademia.
Il ruolo centrale di Biasi nella pittura sarda del Novecento è stato in questi mesi narrato nella magnifica mostra al Carmelo di Sassari. Il suo «primitivismo» comunica una visione forte della Sardegna spesso in consonanza con la propria lettura del mondo; eppure la tecnica, notevole, dà una tale forza alle idee debordando fortunatamente da esse, facendone intravedere altre chissà se consapevoli: racchiusi da geometrie colorate o liberati in belle nudità, i corpi ed i visi.
L’Accademia ha portato in tirocinio i suoi studenti (Giulia Dessì, Chiara Ferrara, Alessandra Manca, Laura Marchiori, Martina Nioi, Fabio Petretto, Erika Pili, Claudia Sanna, Sabina Spreafico) fra i banchi dei bambini, che hanno restituito, con belle indicazioni cromatiche e compositive, un caldo dischiudersi di intelligenze, sensibilità e linguaggi.
Dallo sviluppo di questa traccia vorrei aprire due riflessioni nel campo della tutela dei beni culturali e in quello della natura della scuola pubblica italiana.
Comunicare ai bambini cose d’arte prepara quel formidabile strumento di tutela, la conoscenza, non meno efficace del più rigoroso dei vincoli. Un bene culturale è pubblico, quindi nostro, perché «vincolato», ma lo non sarà davvero senza gli strumenti per poterlo capire. L’arte, poi, è in una strana regione soggetta al mercato e non sempre al vincolo, ciò che rende ancora più forte, per la sua tutela, il ruolo della conoscenza. Forse lo spazio dell’alta formazione artistica e musicale sarebbe meglio definito in un rapporto più stretto con il ministero dei Beni e delle attività culturali.
E’ grande la responsabilità di formare coscienza attraverso competenza e godibilità, iniziando dai bambini costruendo un maggior amore per la cultura. D’altronde musei e mostre non bastano, spesso sono inadeguati se non potenziamo capacità ricettive, coscienze e passione creativa. Ci ricordiamo il disagio per una visita guidata sbagliata e noiosa subita da bambini in un luogo d’arte, in un monumento, in un museo? La cesura della nostra sfera pensante e desiderante fra maestre, guide, vetrine?
E’ bene perciò lavorare per le odierne generazioni future nella costruzione di percorsi artistici che sappiano unire l’elettricità del momento creativo al prendersi cura di ciò che possiamo sentire «nostro», facendolo percepire per empatia come bene comune. Oggi disponiamo di strumenti più intriganti nella comunicazione, in grado di ampliare la passione e il campo della tutela, preziosi in questa fase storica che registra un attacco frontale all’idea di scuola e beni culturali proprio come beni comuni.
Si aprono così spazi interessanti «da pubblico a pubblico». L’azione e la supervisione dell’alta formazione artistica e musicale (penso alle Accademie, e anche ai Conservatori) può migliorare le nuove dimensioni laboratoriali della scuola primaria togliendole dal campo dell’improvvisazione a volte autodidatta, o da qualche lobby privata. Sono certo che, a iniziare dai dirigenti scolastici incontrati, ci sia un grande spazio di lavoro comune per accrescere - e ce n’è proprio bisogno - le competenze e la scuola di tutti, preparare cittadini colti e sensibili che sappiano governare meglio di noi la comunità e questo Paese. Gli enti locali dovrebbero poter valorizzare al massimo questo spazio.
I bambini hanno mostrato ai nostri occhi eccezionali ricchezze e sensibilità: meritano di trovare spazi veramente creativi, che facciano diventare le scuole più desiderabili. Lavorando assieme non sarà male mettere come pratica e obiettivo il ridurre l’esposizione televisiva: essa è più insidiosa di mille «bullismi», non di rado da essa, comodo parcheggio fortemente diseducativo, generati.
E’ la morte del pensiero che trasforma l’uomo da Sapiens a Videns uccidendone capacità simboliche e razionali, come scrisse nove anni fa in un magnifico libro («Homo videns») sui rischi della televisione Giovanni Sartori. E’ l’affermarsi del linguaggio brodaglia e del pensiero melassa.
Sostituiamo Povia e Marco Carta, il messaggio profondamente distorto e competitivo ad essi collegato, con scuole reali e vere pratiche artistiche fin da bambini, aiutando tutti a passare dalla passività alla creatività soggettiva. Magari più che loro, per la sorpresa di vedere un nuovo mondo saranno «gli adulti che fanno oh».

Marcello Madau


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La Nuova Sardegna

 

E i bambini scoprono l’arte di Biasi



SASSARI. Quando i bambini incontrano l’arte, i grandi fanno... ooh! Forte è infatti lo stupore per l’innocenza e la vitalità che emergono da questo confronto col bello. E se l’arte è quella del grande pittore sassarese del primo Novecento Giuseppe Biasi, è anche occasione per conoscere meglio le nostre radici. Lo scorso anno gli scolari della IV C delle elementari di San Giuseppe (ora frequentano la quinta) assieme ai compagni della IV C di Porcellana, guidati dalle insegnanti Maria Cristina Podda e Maria Raga, con l’ausilio di un gruppo di studenti dell’Accademia, hanno portato avanti un progetto didattico che li ha avvicinati all’arte.
Progetto che è culminato con una mostra (si può visitare a San Giuseppe o nel sito www.secondocircolo.it) intitolata Quasi quasi Biasi. C’è anche un bel libro Noi e Biasi che mette in parallelo le opere dell’artista con quelle dei “Biasi in erba” delle quarte C.
Il libro - che poi è la tesi di grafica di uno degli studenti dell’Accademia - sarà presentato lunedì 23 febbraio, alle 10,30, nella Biblioteca comunale in Piazza Tola.
«L’idea del progetto - racconta la maestra Maria Cristina Podda - mi è venuta due anni fa alle Bombarde mentre chiacchieravo con Paola Pintus, docente di pedagogia e didattica dell’arte all’Accademia di Sassari. La scelta è caduta subito su Biasi (1895-1945) autore che ha reinterpretato la sardità e ha attraversato parte della storia italiana del Novecento. Ed è grazie all’apporto volontario di un gruppo di studenti dell’Accademia - per 7 mesi hanno aiutato noi maestre con entusiasmo - che gli scolari hanno imparato le diverse tecniche artistiche dalla tempera al collage, dall’incisione all’acquarello, dai gesseti alla xilografia alla china».
Sette mesi non solo di lezioni, ma anche di laboratori e di visite guidate: «Siamo andati al museo Man di Nuoro - dice Cristina Podda - che è piaciuto tantissimo ai bambini che ora chiedono ai genitori di vedere altri musei e di comprare libri d’arte».
Così gli scolari hanno scoperto come si «leggono» le opere d’arte per poi rielaborarle con i loro occhi, la loro tecnica e la loro sensibilità primitiva, in piena sintonia col pensiero di Biasi. Ne sono scaturite opere straordinarie - a volte buffe, a volte fulminanti nella loro semplicità o nel lirismo infantile - che confermano che l’arte è linguaggio universale che si impara, si decodifica e si ricostruisce secondo l’interpretazione personale. Ma soprattutto l’arte si impara facendo gli artisti. Insomma, la creatività va educata.
I risultati del progetto didattico del Secondo circolo sono ora sotto gli occhi di tutti. Le opere degli scolari, confrontate con quelle del Maestro, sono - come dice nel libro la professoressa Paola Pintus «rivisitazioni colorate di stupore» e che non cadono mai «nello stereotipo dell’imitazione».
«Visto il successo del progetto - spiega la maestra Podda - quest’anno si fa il bis: i bambini sono alle prese con l’opera di Delitala e già pensiamo a una piccola collana di storia dell’arte sarda reinterpretata dagli scolari».
Domani la presentazione del libro nella Biblioteca comunale sarà anche l’occasione per cercare i finanziamenti per il nuovo progetto. Stampare il libro (tutto a colori e con una copertina cartonata) è stato un pesante impegno economico. Ma Noi e Giuseppe Biasi è la conferma che la scuola di base è scuola di eccellenza. E questo non ha prezzo.
Sandro Macciotta

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2009/02/22/SC4PO_SC401.html


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[Collana] Arte & Didattica

Volumi agili che ripercorrono l’iconografia affascinante di alcuni tra i più grandi artisti della Sardegna, attraverso la rielaborazione delle opere da parte dei bambini della scuola primaria. I libretti sono frutti di intensi laboratori realizzati dalle più giovani menti artistiche dell’isola.